Storie
Colline Patrimonio dell'Umanità
Filari che disegnano le curve dei versanti, borghi sui crinali, cantine scavate nel tufo. Perché nel 2014 l'UNESCO ha riconosciuto questo paesaggio come un bene di tutti.
Guardate le Langhe dall'alto, da un belvedere di La Morra o dalla torre di Barbaresco, e capirete subito. Le colline sembrano pettinate: i filari seguono le curve del terreno, si piegano, risalgono, disegnano geometrie che cambiano colore con le stagioni. Non è un paesaggio naturale e non è un paesaggio costruito. È il risultato di secoli di lavoro tra uomini, vite e terra.
Un riconoscimento per il paesaggio
Nel 2014 i Paesaggi Vitivinicoli del Piemonte: Langhe-Roero e Monferrato sono entrati nella lista del Patrimonio Mondiale dell'UNESCO. Non per un singolo monumento, ma per l'insieme: le vigne, le cascine, i castelli, i paesi arroccati, le cantine e le infernot, le piccole stanze scavate nella roccia dove si conservano le bottiglie migliori.
Qui il paesaggio è una memoria: ogni filare ricorda chi l'ha piantato, ogni versante sa quale uva vuole.
Il regno del Nebbiolo
Il protagonista è il Nebbiolo, un vitigno esigente che prende il nome, si dice, dalla nebbia delle vendemmie di ottobre. Da lui nascono il Barolo e il Barbaresco, due vini che hanno portato il nome di queste colline in tutto il mondo. Il Barolo si produce in undici comuni e richiede un lungo affinamento prima di arrivare nel bicchiere; il Barbaresco, dalle colline vicine ad Alba, è spesso descritto come il suo fratello più elegante.
Ma le colline UNESCO non sono solo grandi rossi. Nel Roero crescono l'Arneis e vigne su sabbie chiare; nel Monferrato regnano la Barbera e le cantine sotterranee; verso Canelli, le bollicine del Moscato. Ogni zona ha un carattere, e ogni carattere ha i suoi custodi.
Viverlo piano
Questo è un paesaggio che si capisce solo a passo lento: a piedi lungo i sentieri tra le vigne, in bicicletta da un borgo all'altro, seduti in una cantina ad ascoltare chi il vino lo fa. Le esperienze LangheMyFood nascono esattamente per questo: non per vedere le Langhe, ma per viverle, con le persone che ogni giorno le tengono vive.
